Aziende vittime degli hacker, Storoni (Dia Triveneto): "Pericoli maggiori se c'è competizione"

Sono le aziende più competitive quelle a correre il rischio maggiore di finire nel mirino degli hacker. Per questo «le imprese devono attrezzarsi tecnologicamente e culturalmente. C'è la necessità di una formazione sempre più specifica dei propri dipendenti per creare una cultura della protezione perché l'80 per cento degli incidenti informatici è opera dello stesso dipendente, chiaramente inconsapevole per la poca conoscenza delle procedure di sicurezza».

Ad affermarlo è il capo della Dia (Direzione investigativa antimafia) del Triveneto Paolo Storoni. «Un problema sempre più frequente - aggiunge - perché rientra nel core business delle organizzazioni criminali, soprattutto straniere, che operano in mondi virtuali in cui è sempre più difficile l'individuazione fisica dei responsabili che agiscono in modo transnazionale». Fondamentale, inoltre, «è uno scambio informativo con gli organi di sicurezza e di polizia». Ma esistono aziende più esposte rispetto ad altre? «Sì - spiega -, quelle con una valenza tecnologica alta, dal punto di vista manifatturiero, di software o di sistemi produttivi, e che producono un determinato prodotto con una grande competitività commerciale a livello internazionale». Attacchi aumentati durante la pandemia «in cui sono emerse varie disorganizzazioni che il sistema Paese aveva non essendo abituato al concetto di lavoratore in remoto con attrezzature non all'altezza e sistemi di sicurezza poco efficaci». (Videointervista a cura di Viviana Zamarian)

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